Km zero si, chiusure e razzismo no!
Leggo su ecoblog una notizia che mi lascia perplesso.
Il ministro dell’agricoltura Luca Zaia, con la scusa della difesa delle nostre aziende agricole e della identità produttiva dei territori, giustifica l’ordinanza di un sindaco che sa tanto di legge razziale!
Qualche giorno fa il Sindaco di Lucca, Mauro Favilla , attraverso un ordinanza ha vietato l’attivazione di esercizi di somministrazione la cui attività sia riconducibile a etnie diverse. La motivazione ufficiale ovviamente è quella di preservare il decoro del centro storico, dove è già in vigore un divieto per le pizzerie da asporto veloce. Il problema è che una tale ordinanza di fatto vieta anche l’apertura nel centro storico di ristoranti etnici. Per fortuna il consiglio comunale di Lucca sta cercando di rendere meno restrittiva la norma, aggiungo io anche per non renderla palesemente incostituzionale!
Sto scrivendo questo post non per commentare l’operato di quel sindaco, ma per commentare le affermazioni del ministo Zaia, che deve si proteggere gli interessi dell’agricoltura nostrana, ma deve anche rispettera la costituzione e quindi pensare bene a quello che dice:
Il sindaco di Lucca è un mio allievo. La delibera che non ammette l’attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività sia riconducibile ad etnie diverse, non scopre alcun filone. Benvengano queste prese di posizione che non sono contro qualcuno, ma a difesa di qualcun altro: i nostri imprenditori agricoli, i nostri cittadini, la storia e l’identità produttiva dei territori che stiamo perdendo.
L’affermare che certi provvedimenti non sono contro qualcuno ma a favore di altri, quando è comunque evidente il divieto che ne scaturisce per chi appartiene ad etnie diverse, non mi pare una posizione democratica, anzi mi pare voler far credere una cosa per un altra.
Il sindaco di Lucca una motivazione più consistente al divieto l’ha trovata, mentre il ministro con la scusa di proteggere i nostri prodotti è pronto a giustificare provvedimenti che limitano la libertà altrui, basta che questi appartengano ad altre etnie.
Sostenere i nostri prodotti è giusto, ma nel rispetto della libertà di scelta, che certi provvedimenti legislativi tolgono. E se ci pensate bene questi divieti non solo limitano chi vuole aprire un ristorante etnico, ma limitano tutti noi nel momento in cui per una sera vorremmo andare a mangiare qualcosa di diverso dalla solita pasta o dalla pizza!
Comprare prodotti locali può aiutare l’agricoltura, ma non per questo dobbiamo chiuderci e non magiare o vietare quello che non è tipico. Se anche nel resto del mondo facessero così, il nostro caro “Made in Italy” non avrebbe mercato e la nostra economia di trasformerebbe in un economia medioevale, con i feudi in cui si attuava veramente la politica dei cibi a km zero. La contropartita di tale economia è però la povertà e la chiusura mentale.
01 feb 2009 Rico 0 comments